Si sentiva proprio il bisogno di un parere sui nuovi media da parte del Trota. L’uomo-pesce da 12mila euro al mese (sganciati dai contribuenti) ci illustra le enormi potenzialità di internet e il ruolo dei social network nell’ambito dei processi di globalizzazione. L’imbarazzo del povero ragazzo strappato troppo presto alla scuola dell’obbligo, ai balocchi e ai pomeriggi di divertimento con l’amico Balotelli (altro intellettuale) è evidente. Renzo - sguardo da triglia, presenza scenica da paracarro, concordanza soggetto-verbo tutta da rivedere - parla come se avesse imparato a memoria la poesia e non disdegna di guardare spesso e volentieri il gobbo, cannando peraltro qualche parola (dal significato probabilmente a lui oscuro) qua e là. L’emblema vivente del nepotismo è tanto sicuro di ciò che dice che non ha nemmeno il coraggio di guardare la telecamera nel punto in cui sostiene che Facebook gli servirebbe per lavoro… Anche perché chiamare lavoro il suo francamente è un’offesa per chi si spacca la schiena tutti i giorni per mille euro al mese.