Qualcuno dica a Berlusconi che un prof fa cantare Faccetta Nera… ma non erano tutti comunisti?
A Vicenza un illuminato professore delle scuole medie, tale Nicola Meneghini, fa cantare Faccetta Nera, “inno” fascista per antonomasia, alle scolaresche. Ovviamente, alla richiesta di spiegazioni, il docente ha tirato fuori la spiegazione del valore storico della canzone e della “contestualizzazione” (uhm, dove l’ho già sentita questa? Ah, già, la bestemmia di Berlusconi nella barzellatta sulla Bindi, che andava pelosamente contestualizzata secondo il clero). Peccato che la scusa dell‘“interesse storico” - per non parlare in questo caso di quello musicale, palesemente nullo, visto che si tratta di una canzonetta come tante altre - venga utilizzato un po’ troppo spesso per essere credibile. Volete davvero farmi credere che Libero e Il Giornale facciano a gara ad allegare i DVD con i discorsi di Mussolini perché i loro lettori sono tutti grandi appassionati e cultori di storia della Seconda Guerra Mondiale? Molto più semplicemente, tutto questo interesse sospetto, ambiguo e un po’ morboso per un periodo del quale dovremmo solo vergognarci come cani è indice di una nostalgia canaglia che il nuovo Ventennio, quello berlusconiano, nonostante i suoi sforzi non è ancora riuscito a placare. Se ci mettiamo anche iniziative quali quella del gruppo di parlamentari del Pdl che volevano cambiare l’articolo della Costituzione che impedisce la riorganizzazione del Partito Fascista il quadro, molto buio, anzi, verrebbe da dire nero, è completo.