facciocosevedogente

L’Italia è a un passo del baratro. La Grecia, anzi, l’Argentina è dietro l’angolo. Nessuno più vuole i nostri titoli di stato: Juergen Stark, capo  economista, membro del board, e soprattutto voce critica sull’acquisto dei bond di Italia e Spagna si è dimesso. La situazione sembra precipitare, mentre il governo appare del tutto incapace ad affrontarla e perfino la Marcegaglia chiede per la prima volta esplicitamente le dimissioni di Silvio. Che da parte sua non trova nient’altro di meglio da fare che intrattenere rapporti con faccendieri e personaggi inqualificabili, come La Vitola, al quale consiglia di non far ritorno nel nostro paese di m., come B. stesso lo ha definito, in barba alla giustizia e alle leggi (ma la versione di Ghedini è che gli avrebbe detto di non tornare precipitosamente). Di fronte a tutto ciò, l’Italia si ferma… sì, per parlare del campionato di calcio che sta per riprendere o per discutere di grattachecca. È vero, è incredibile che nei quiz di accesso a professioni sanitarie sia dato spazio a un quesito che recita: “Nei pressi del noto Liceo Tacito di Roma si trova la ‘grattachecca di Sora Maria’, molto nota tra i giovani romani. Sapresti indicare quali sono i gusti tipici serviti? Menta, limone, amarena, cioccolato…”. Sembra uno scherzo, ma non lo è. E trovo altrettanto assurdo che il principale telegiornale italiano sguazzi dentro le grattachecche con ben due minuti di servizio. Il Rettore ha proprio ragione: i più importanti quotidiani italiani (c’è anche Il Giornale nella lista? ah, ah, ah…) hanno dato spazio - troppo - a temi futili. Siamo proprio il paese delle grattachecche.


Non si tratta in alcun modo - spiega il giornale della Cei - di mettere in dubbio la qualità dei sentimenti di Paola e Ricarda. Ma di chiedersi per quale motivo debbano farsi pretesto per il solito polverone propagandistico e il solito caso a orologeria. E’ davvero così stravagante la nostra Costituzione che riconosce e regola la famiglia (articoli 29, 30 e 31) come società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna?

Avvenire contro il matrimonio della Concia. “La deputata si autostrumentalizza” - Repubblica.it

Non è per fare la punta al cazzo ma il testo dei tre articoli è il seguente:

Art. 29
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Art. 30.

È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Art. 31.

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Voi vedete scritto “uomo e donna”?

E poi bella roba: prima uno ti discrimina, poi si lamenta anche se tu fai notare la discriminazione.
La CEI fa provare l’ebbrezza di avere l’Iran in casa.

(via nipresa)

E non da oggi.

(via emmanuelnegro)

Leggere la Cost.it. prima di sparare cazzate a riguardo è un optional all’interno della redazione dell’Avvenire.

(via scrokkalanotizia)


Sembra assurdo che con la crisi che l’Italia sta attraversando in questo momento e con i continui tagli e sacrifici che vengono richiesti agli italiani dai politici ci sia addirittura chi percepisce duemila euro al mese di vitalizio solo per essere stato seduto (si fa per dire, viste le cifre dell’assenteismo) in Senato per un paio d’annetti. In una simile situazione c’è anche chi come Gianfranco Fini, terza carica dello Stato, che ha il coraggio di dire che i privilegi indegni acquisiti non vanno toccati, ricevendo questa volta il plauso bipartisan di tutti i politici. C’è da stupirsi che in una simile condizione sia stato votato un provvedimento che prevede lo stop per le spese funerarie dei deputati defunti, visto che alla loro morte la famiglia otteneva un cospicuo indennizzo (inutile dire che i comuni mortali un trattamento simile se lo sognano). C’è chi, come L’Espresso, fa i nomi e i cognomi di tutti e i 2.038 ex senatori che percepiscono, senza provare evidentemente vergogna alcuna, i vitalizi: tra i nomi spiccano quelli di industriali straricchi come Luciano Benetton (poverino però, il suo ammonta a soli 2.199 euro mensili, naturalmente netti). Le cifre aumentano in modo proporzionalmente diretto agli anni trascorsi in Parlamento: Sgarbi per esempio percepisce 5.305 euro, Pecoraro Scanio 5.802. Bisogna ringraziare Prodi che quantomeno ha aumentato il numero dei giorni e degli anni d’età necessari prima di poter iniziare a fare da parassiti a vita alle nostre spalle: ora occorrono cinque anni di presenza e 65 anni di età. Incredibile il caso limite dell’avvocato radicale Luca Boneschi il quale, grazie a un solo giorno di “lavoro” percepisce 1.733 euro di vitalizio. Non si è certo spezzato la schiena come i suoi colleghi Pier Craveri e Angelo Pezzana, che prendono la pensione d’oro per essere stati in carica addirittura per una settimana circa. La soluzione sarebbe una legge che annulli tutti i vitalizi e ridia un po’ serietà al Paese, perché altrove quando un’azienda è in crisi nera gli alti dirigenti sono i primi a dare l’esempio tagliandosi stipendi e bonus. O che almeno permetta di rinunciare ai privilegi: sembra assurdo, ma ora non è possibile fare nemmeno questo. Ammesso che ci sia qualcuno dei nostri governanti che voglia farlo davvero.


Ancora una volta Radio 24 è il teatro prescelto da qualche esponente della Lega o della maggioranza per lasciarsi andare alle idiozie dopo aver esagerato con i grappini. Questa è la volta di Speroni, salito agli onori della cronaca qualche tempo fa per aver annunciato orgogliosamente alla trasmissione “Un giorno da pecora” di aver stabilito il record di 316 km/h su strada (e già da questo…) Un leghista probabilmente  alla ricerca di quella visibilità che col tempo ha in parte smarrito. O semplicemente l’ennesimo esponente indifendibile e indefinibile (se non tramite l’uso di un linguaggio molto poco carino) di un partito che in Paese normale non dovrebbe siedere in Parlamento e non dovrebbe prendere il 10% circa dei voti su base nazionale (la Lega è addirittura il partito di maggioranza relativa in alcune regioni del nord, o è molto vicina a esserlo). “Sto con Borghezio”, dice Speroni. “Non penso che si debba dimettere: ha fatto delle affermazioni che sono state anche strumentalizzate. Le idee di Breivik sono a difesa della civiltà occidentale. Se le idee sono che stiamo andando verso l’Eurabia e cose del genere, che va difesa la civiltà cristiana occidentale, sì, sono d’accordo. Sono le stesse idee di Borghezio? Pazienza, andrò anche io sui giornali. Cioè, allora condanniamo anche Oriana Fallaci? Allora condanniamo anche le idee di Magdi Allam?” Sì, certo, è ovvio. La squallida operazione doppiopesistica dell’ex candidato dell’Udc alla carica di governatore della Basilicata (!!) è evidente: un convinto sostenitore della responsabilità personale a tutti i livelli che si mette a dire che Breivik ha agito perché stufo del dirompente multiculturalismo della società è evidentemente poco obiettivo e in cattiva fede. La rovina della civiltà occidentale non solo gli immigrati, musulmani o meno, bensì proprio la gente intollerante e pericolosa come Borghezio, Feltri, Allam e Speroni. View Larger

Ancora una volta Radio 24 è il teatro prescelto da qualche esponente della Lega o della maggioranza per lasciarsi andare alle idiozie dopo aver esagerato con i grappini. Questa è la volta di Speroni, salito agli onori della cronaca qualche tempo fa per aver annunciato orgogliosamente alla trasmissione “Un giorno da pecora” di aver stabilito il record di 316 km/h su strada (e già da questo…) Un leghista probabilmente  alla ricerca di quella visibilità che col tempo ha in parte smarrito. O semplicemente l’ennesimo esponente indifendibile e indefinibile (se non tramite l’uso di un linguaggio molto poco carino) di un partito che in Paese normale non dovrebbe siedere in Parlamento e non dovrebbe prendere il 10% circa dei voti su base nazionale (la Lega è addirittura il partito di maggioranza relativa in alcune regioni del nord, o è molto vicina a esserlo). “Sto con Borghezio”, dice Speroni. “Non penso che si debba dimettere: ha fatto delle affermazioni che sono state anche strumentalizzate. Le idee di Breivik sono a difesa della civiltà occidentale. Se le idee sono che stiamo andando verso l’Eurabia e cose del genere, che va difesa la civiltà cristiana occidentale, sì, sono d’accordo. Sono le stesse idee di Borghezio? Pazienza, andrò anche io sui giornali. Cioè, allora condanniamo anche Oriana Fallaci? Allora condanniamo anche le idee di Magdi Allam?” Sì, certo, è ovvio. La squallida operazione doppiopesistica dell’ex candidato dell’Udc alla carica di governatore della Basilicata (!!) è evidente: un convinto sostenitore della responsabilità personale a tutti i livelli che si mette a dire che Breivik ha agito perché stufo del dirompente multiculturalismo della società è evidentemente poco obiettivo e in cattiva fede. La rovina della civiltà occidentale non solo gli immigrati, musulmani o meno, bensì proprio la gente intollerante e pericolosa come Borghezio, Feltri, Allam e Speroni.


Si sentiva proprio il bisogno di un parere sui nuovi media da parte del Trota. L’uomo-pesce da 12mila euro al mese (sganciati dai contribuenti) ci illustra le enormi potenzialità di internet e il ruolo dei social network nell’ambito dei processi di globalizzazione. L’imbarazzo del povero ragazzo strappato troppo presto alla scuola dell’obbligo, ai balocchi e ai pomeriggi di divertimento con l’amico Balotelli (altro intellettuale) è evidente. Renzo - sguardo da triglia, presenza scenica da paracarro, concordanza soggetto-verbo tutta da rivedere - parla come se avesse imparato a memoria la poesia e non disdegna di guardare spesso e volentieri il gobbo, cannando peraltro qualche parola (dal significato probabilmente a lui oscuro) qua e là. L’emblema vivente del nepotismo è tanto sicuro di ciò che dice che non ha nemmeno il coraggio di guardare la telecamera nel punto in cui sostiene che Facebook gli servirebbe per lavoro… Anche perché chiamare lavoro il suo francamente è un’offesa per chi si spacca la schiena tutti i giorni per mille euro al mese.


Stasera (sì, di martedì!) alle 21 su Raidue ci sarà una puntata speciale di Annozero chiamata “L’assassinio del mare”, un reportage di Roberto Pozzan sulla crisi economica del settore della pesca. Ovviamente condotto da Michele Santoro che speriamo presto di rivedere in Rai per una nuova, emozionante stagione. O, perché no, dietro la scrivania, nel ruolo di direttore generale di un servizio pubblico che torni realmente a essere tale, senza lo spettacolo triste e indecoroso dei telegiornali affidati a servitori senza scrupoli (e senza capelli) che parlano del nulla per nascondere le magagne e le malefatte dei potenti. Dei TG che mandino servizi sulla disoccupazione e il precariato anziché sui pitoni che escono dal water, sui canguri eccitati che molestano donne in abiti succinti che fanno jogging o sul caldo che affligge la gente d’estate (ma va’?). Di una Rai che faccia informazione vera, scomoda per il regime di turno, e lontana anche dalla pessima lottizzazione degli anni 80. Una Rai con grandi nomi di grandi presentatori, giornalisti, comici, personaggi capaci di abbinare gli ascolti alla qualità. Una televisione pubblica con Benigni, Travaglio, Vauro, Luttazzi, Floris, Saviano e, perché no?, Grillo, quello di una volta che faceva tanto incavolare i socialisti di Bottino Craxi. Una Rai che valorizzi i suoi campioni e non li svaluti o li mandi via perché poco accomodanti o perché il potente di turno fa una telefonata.