L’Italia è a un passo del baratro. La Grecia, anzi, l’Argentina è dietro l’angolo. Nessuno più vuole i nostri titoli di stato: Juergen Stark, capo economista, membro del board, e soprattutto voce critica sull’acquisto dei bond di Italia e Spagna si è dimesso. La situazione sembra precipitare, mentre il governo appare del tutto incapace ad affrontarla e perfino la Marcegaglia chiede per la prima volta esplicitamente le dimissioni di Silvio. Che da parte sua non trova nient’altro di meglio da fare che intrattenere rapporti con faccendieri e personaggi inqualificabili, come La Vitola, al quale consiglia di non far ritorno nel nostro paese di m., come B. stesso lo ha definito, in barba alla giustizia e alle leggi (ma la versione di Ghedini è che gli avrebbe detto di non tornare precipitosamente). Di fronte a tutto ciò, l’Italia si ferma… sì, per parlare del campionato di calcio che sta per riprendere o per discutere di grattachecca. È vero, è incredibile che nei quiz di accesso a professioni sanitarie sia dato spazio a un quesito che recita: “Nei pressi del noto Liceo Tacito di Roma si trova la ‘grattachecca di Sora Maria’, molto nota tra i giovani romani. Sapresti indicare quali sono i gusti tipici serviti? Menta, limone, amarena, cioccolato…”. Sembra uno scherzo, ma non lo è. E trovo altrettanto assurdo che il principale telegiornale italiano sguazzi dentro le grattachecche con ben due minuti di servizio. Il Rettore ha proprio ragione: i più importanti quotidiani italiani (c’è anche Il Giornale nella lista? ah, ah, ah…) hanno dato spazio - troppo - a temi futili. Siamo proprio il paese delle grattachecche.
Sembra assurdo che con la crisi che l’Italia sta attraversando in questo momento e con i continui tagli e sacrifici che vengono richiesti agli italiani dai politici ci sia addirittura chi percepisce duemila euro al mese di vitalizio solo per essere stato seduto (si fa per dire, viste le cifre dell’assenteismo) in Senato per un paio d’annetti. In una simile situazione c’è anche chi come Gianfranco Fini, terza carica dello Stato, che ha il coraggio di dire che i privilegi indegni acquisiti non vanno toccati, ricevendo questa volta il plauso bipartisan di tutti i politici. C’è da stupirsi che in una simile condizione sia stato votato un provvedimento che prevede lo stop per le spese funerarie dei deputati defunti, visto che alla loro morte la famiglia otteneva un cospicuo indennizzo (inutile dire che i comuni mortali un trattamento simile se lo sognano). C’è chi, come L’Espresso, fa i nomi e i cognomi di tutti e i 2.038 ex senatori che percepiscono, senza provare evidentemente vergogna alcuna, i vitalizi: tra i nomi spiccano quelli di industriali straricchi come Luciano Benetton (poverino però, il suo ammonta a soli 2.199 euro mensili, naturalmente netti). Le cifre aumentano in modo proporzionalmente diretto agli anni trascorsi in Parlamento: Sgarbi per esempio percepisce 5.305 euro, Pecoraro Scanio 5.802. Bisogna ringraziare Prodi che quantomeno ha aumentato il numero dei giorni e degli anni d’età necessari prima di poter iniziare a fare da parassiti a vita alle nostre spalle: ora occorrono cinque anni di presenza e 65 anni di età. Incredibile il caso limite dell’avvocato radicale Luca Boneschi il quale, grazie a un solo giorno di “lavoro” percepisce 1.733 euro di vitalizio. Non si è certo spezzato la schiena come i suoi colleghi Pier Craveri e Angelo Pezzana, che prendono la pensione d’oro per essere stati in carica addirittura per una settimana circa. La soluzione sarebbe una legge che annulli tutti i vitalizi e ridia un po’ serietà al Paese, perché altrove quando un’azienda è in crisi nera gli alti dirigenti sono i primi a dare l’esempio tagliandosi stipendi e bonus. O che almeno permetta di rinunciare ai privilegi: sembra assurdo, ma ora non è possibile fare nemmeno questo. Ammesso che ci sia qualcuno dei nostri governanti che voglia farlo davvero.
